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30
OTT
2014

Allevamento

A Eurocarne l’avicoltura è hi-tech e permette di ridurre i costi di produzione

Nel veronese l’allevamento in rete, che si controlla direttamente sul telefonino.

Le nuove tecnologie per migliorare il benessere animale, ridurre i consumi e tenere sotto controllo da remoto i diversi siti produttivi, che Pietro Spiazzi utilizza per produrre circa 30mila tacchini e 110mila polli da carne nel Veronese. Una case history sulle nuove tecnologie applicate all’avicoltura che è stata presentata questa mattina a Veronafiere, nel corso del Roadshow di Eurocarne, ultima tappa di un tour che ha toccato Legnaro (Padova), Reggio Emilia e Milano, con un focus rispettivamente sulle filiere dei bovini da carne, dei suini, sui trend del mercato e i consumi.

 

E così punta tutto sull’innovazione il giovane agronomo che insieme al papà Giovanni alleva avicoli come soccidario di un importante gruppo italiano, fra Tregnano, Fumane e Grezzana. «Il problema era tenere sotto controllo i quattro siti produttivi – dice Spiazzi - per avere sotto controllo 24 ore al giorno la produzione, gli animali, il consumo acqua, l’impiego dei mangimi, la temperatura e l’umidità all’interno dei capannoni, il funzionamento dei ventilatori e degli allarmi. Abbiamo così installato delle speciali centraline industriali, che ci consentono di collegarci da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento attraverso computer, tablet o smartphone».

 

La scelta di avere un allevamento hi-tech, precisa Spiazzi, «è stata presa alcuni anni fa e dal 2008 abbiamo avviato il percorso di modernizzazione, con costi intorno ai 15-20 mila euro per sito produttivo, ma che ha migliorato notevolmente la gestione aziendale».

L’ammodernamento aziendale ha guardato anche agli aspetti del benessere animale, grazie a un altro strumento: gli scambiatori di calore, che permettono di recuperare l’aria destinata al ricircolo forzoso, reimmettendola pre-riscaldata. «In questo modo assicuriamo un miglioramento del benessere animale, perché l’aria introdotta ha una temperatura più vicina a quella ideale per l’allevamento, soprattutto in inverno – prosegue Spiazzi – e registriamo un risparmio energetico che può arrivare fino al 30 per cento in termini di costi».

 

La tecnologia, conosciuta come «Easy breeding», è ampiamente diffusa nel Nord Europa, ma sta iniziando a prendere piede anche in Italia.

 

Fonte: Servizio Stampa Eurocarne-Veronafiere

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