contatti  | English

29
MAG
2015

Allevamento

Bovini: le strategie per il rilancio della filiera

Tra i più colpiti dalla crisi economica e cultura degli ultimi anni, il comparto può superare i trend negativi. Informazione sulla qualità dei capi e accordi sulle importazioni le misure principali.

Il settore della carne sta attraversando un periodo di crisi dei consumi, dovuto sia alla riduzione della produzione che della domanda, ma anche ad un vero e proprio cambiamento culturale. Eppure, l’intero comparto vale nel nostro Paese ben 32 miliardi di euro all’anno per un fatturato di 22 miliardi di euro, di cui fa parte anche la filiera dei bovina, forse la più colpita dai trend negativi.

 

In particolare, questo tipo di carne ha subito una contrazione significativa (-2,4% negli ultimi 10 anni), dovuta al diminuito potere d’acquisto delle famiglie (secondo Ismea nel 65 per cento dei casi), che si riflette principalmente su tagli pregiati, come il roast-beef o la bistecca, mentre aumenta il consumo di macinato e di hamburger. Anche la mancanza di tempo incide sugli acquisti e a farne le spese sono i tagli destinati al bollito. Costante, nel borsino degli acquisti, il filetto.

 

A ciò si aggiungano anche i costi di produzione elevati e l’aumento delle importazioni dei capi da paesi esteri, come soprattutto la Francia, il che ha fatto di conseguenza abbassare drasticamente la remunerazione degli allevatori. Tuttavia, sul lungo periodo questa situazione è destinata a migliorare. Ne è convinto Simone Mellano, direttore di Asprocarne, l’Organizzazione di produttori di carni bovine con sede in Piemonte, che a Eurocarne Post aveva espresso un cauto ottimismo “legato alla situazione mondiale per un aumento graduale e generale dei consumi proteici e delle carni bovine in particolare. Ci sono infatti movimenti sia dal punto di vista produttivo che del mercato molto positivi provenienti dai Paesi emergenti, come Cina, India e Nord Africa, oltre al Brasile e all’Uruguay. Questo trend è destinato a cambiare la geografia dell’intera filiera, in cui l’Europa resta un po’ a guardare. Tuttavia, si tratta di un processo lungo, il mercato è ancora profondamente organizzato e influenzato su scala continentale, anche se non mancano i tentativi di modificarlo”.


Sull’importazione di animali si è espresso anche Francois Tomei, direttore di Assocarni. A Eurocarne Post aveva dichiarato che “l’Italia è in stretto contatto con la filiera francese, con lo scopo non tanto di intervenire sui prezzi, aspetto piuttosto difficile, ma per trovare un’intesa con gli imprenditori italiani che fanno parte, per così dire, di una filiera gold: sono acquirenti sicuri, abituali, che pagano in maniera puntuale”. Tra le proposte per migliorare le performance del settore anche quella di sviluppare la linea vacca-vitello.

 

Bisogna invece puntare sull’informazione secondo Primo Cortellazzi, presidente del consorzio “Doc”. “La carne – aveva evidenziato a Eurocarne Post – è sempre stata fonte di ricchezza e non un danno per l’uomo. Abbiamo visto che oggi le ricerche scientifiche assolvono la zootecnia dall’inquinamento da nitrati, sarebbe opportuno che si scrivesse anche qual è il contributo del mais nell’assorbimento dei gas serra e si smettesse di demonizzare l’allevamento. Inoltre, se vogliamo recuperare in termini di consumi dobbiamo puntare sulla qualità delle carni, saperle comunicare, così come la corretta frollatura e la provenienza delle carni, la modalità di allevamento dei capi”.


Fonte: Osservatorio Eurocarne

successivo

SUINI, LUCI E OMBRE DI UNO DEI COMPARTI PRODUTTIVI PIù...

assomacellai confcommercio federcarni fiesa
trenitalia
svg