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08
GEN
2015

Scenari e mercato

Carne bovina, stop al divieto di importazione negli Usa dall’Ue

Il mercato a stelle e strisce riapre ai capi provenienti dall’Irlanda, dopo 15 anni di misure restrittive a causa del morbo della Mucca pazza. Bruxelles: “Primo passo per superare le resistenze. La nostra carne è sicura”. Tomei (Assocarni) critico: “Rimuovere tutte le barriere non tariffarie”.

Il 2015 comincia con una notizia interessante per il mercato internazionale della carne. Dopo ben 15 anni gli Stati Uniti d’America riaprono alle importazioni di bovini provenienti dall’Unione europea, in particolare dall’Irlanda. Era infatti il 1998 quando il commercio di questo tipo di taglio, anche disossato, è stato vietato oltreoceano, a causa dei ripetuti casi di Encefalopatia spongiforme bovina (Bse), volgarmente conosciuta come morbo della Mucca pazza, verificatisi in quegli anni nel Vecchio Continente.

 

Per prevenire il rischio di contagio, Washington aveva adottato una serie di misure che sono andate anche oltre le norme definite dall’Organizzazione mondiale per la salute degli animali: ad esempio, secondo l’Oie, si sarebbero potuti mettere in commercio i muscoli di bovino disossato in piena sicurezza in tutti i paesi a prescindere dal loro status Bse. Tuttavia, gli sforzi messi in atto negli ultimi anni dai paesi dell’Ue riguardo ai controlli effettuati sui capi interessati hanno fatto sì che questi abbiano raggiunto uno status di rischio pari o addirittura minore rispetto alla maggioranza degli altri produttori mondiali.


L’importazione dall’Irlanda è soltanto il primo passo per l’instaurazione di rapporti più distesi anche con gli altri Paesi membri. Secondo Vytenis Andriukaitis, Commissario Ue per la salute, Cecilia Malmström, commissaria Ue per il commercio e Phil Hogan, commissario Ue per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, “l’Unione spera che vengano sollevate anche le restrizioni sulla carne ovina e caprina e che gli Stati Uniti portino le condizioni di importazione in linea con gli standard internazionali. Con l’apertura del mercato statunitense Washington lancia un importante segnale ai partner commerciali dell’Ue, ovvero che la carne bovina europea è sicura e le sue importazioni possono essere rapidamente riprese”.

 

Non sono però tutti entusiasti di questa decisione. I maggiori dubbi arrivano da Francois Tomei, direttore di Assocarni, l’Associazione nazionale Industria e Commercio carni e bestiame, il quale in un comunicato stampa pubblicato sull’omonimo sito ha sottolineato come “la Commissione Ue dovrebbe prendere atto del fallimento di una politica unica sull’export dell’Unione Europea e della sua inadeguatezza nel dare ai Paesi terzi garanzie sufficienti e standard unici per l’apertura delle esportazioni dai diversi Stati membri”.

 

L’Italia, a differenza dell’Irlanda, con rischio Bse “controllato”, è stata dichiarata dal 2013 indenne a livello internazionale dalla malattia, ed è ancora in attesa di una risposta dall’amministrazione americana sul riavvio del mercato dei bovini nostrani. “Dobbiamo essere anche in grado, come Italia, di saper fare autocritica perché risulta inutile che il Governo al massimo livello trovi risorse per promuovere il food and beverage italiano nel mondo se poi le Amministrazioni competenti non riescono a lavorare in maniera efficace sulla rimozione di quelle barriere non tariffarie che impediscono ai nostri prodotti di arrivare sui mercati che li richiedono”.

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne

 

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