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31
MAR
2015

Scenari e mercato

Carni suine, di agnello e capretto: dal 1 aprile al via l’obbligo di etichettatura

L’Italia si adegua alla normativa europea che impone l’indicazione del Paese d’origine e di provenienza degli animali. Esclusi quelle trasformate in salumi, il coniglio e il cavallo. Soddisfazione da Coldiretti e Assica.

Niente più anonimato per la carne fresca di maiale, agnello e capretto. A partire dal primo aprile 2015 prende il via l’etichettatura di questi tagli anche in Italia, che così si adegua al Regolamento comunitario 1169 del 2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e che impone l’indicazione del Paese d’origine e di provenienza dei prodotti sia freschi che congelati realizzati con questi tipi di carne.

 

Un risultato importante, soprattutto per la tutela del Made in Italy: come spiega Coldiretti, da più di dieci anni in prima linea nella battaglia per la trasparenza, per essere certi di portare a casa prodotti al cento per cento di origine nostrana, occorrerà scegliere la carne che riporta la scritta “Origine Italia”. Ciò testimonia che tutte le fasi, dall’allevamento fino alla macellazione, si sono svolte sul territorio nazionale.

 

Dalla normativa restano escluse le carni di suino trasformate in salumi e quelle di coniglio e di cavallo. Si tratta però di una carenza normativa a cui bisogna trovare al più presto una soluzione, dato che, sempre secondo la Coldiretti, in Italia due prosciutti su tre sono fatti con maiali stranieri. Su questi prodotti l’eventuale obbligo dell’origine dipenderà dagli studi di impatto che la Commissione europea sta portando avanti e dalle successive valutazioni politiche degli stati membri.

 

Tutte le altre carni presenteranno a partire dal termine stabilito una vera e propria carta d’identità, in cui verranno indicati il luogo di allevamento e di origine degli animali. Previste anche specifiche casistiche sui tempi di permanenza in un determinato Paese e di peso raggiunto dai capi, per poter determinare in etichetta anche dove questi sono stati macellati. Questa novità è accolta con soddisfazione da produttori ed operatori del settore. Basti pensare che nel solo 2013, secondo dati Istat, sono stati macellati in Italia 11 milioni di suini per un fatturato di 2,8 miliardi di euro. La maggior parte di queste è avvenuta in Lombardia ed Emilia Romagna, circa il 76% del totale. Seguono Piemonte, Veneto e Umbria.

 

“Questa positiva novità introdotta dall’Europa è una tappa di un lungo percorso per garantire scelte di acquisto consapevoli ai consumatori, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in una nota pubblicata sul sito dell’associazione. Il quale ha anche sottolineato che “la battaglia continua perché in una situazione di difficoltà economica bisogna portare sul mercato il valore della trasparenza a vantaggio dei consumatori e dei produttori agricoli”.


Gli fa eco il direttore di Assica, l’Associazione industriali delle carni e dei salumi, Davide Calderone. “Il settore dell’industria di macellazione si augura – sottolinea – che l’introduzione dell’indicazione dell’origine delle carni porti ad una maggiore valorizzazione di quelle suine italiane, riconoscendo il contenuto qualitativo della produzione suinicola nazionale. Il suino italiano tradizionale, infatti, viene allevato per fare i prosciutti DOP e ha carni più mature del suino leggero europeo, che contengono meno acqua. È questo il tratto distintivo della qualità che dovremo essere capaci di comunicare”.


Fonte: Osservatorio Eurocarne

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