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LUG
2014

Allevamento

“Contro il declino della suinicoltura occorre una terapia d’urto”

A poche settimane dal lancio del Piano di tutela da parte del Ministero delle Politiche agricole, Eurocarne Post è a colloquio con Elio Martinelli, presidente di Assosuini: “Sconfiggere la contraffazione e creare nuovi mercati per risollevare allevatori e trasformatori. Dal Mipaaf un segnale positivo”.

Il settore suinicolo sta attraversando un periodo non tanto di crisi, quanto di vero e proprio declino. Pertanto, servono interventi immediati da parte delle istituzioni per favorire una ripresa immediata. A parlare a Eurocarne Post è Elio Martinelli, presidente di Assosuini, l’associazione dei suinicoltori italiani che dal 2003, anno della sua nascita, tutela e valorizza uno dei comparti più importanti dell’agroalimentare nostrano. A poche settimane dal lancio del progetto a sostegno delle carni suine ad opera del ministero delle Politiche agricole, si torna a parlare delle difficoltà di allevatori e trasformatori.

 

Presidente Martinelli, qual è lo stato dell’arte del settore suinicolo in Italia?

“Negli ultimi sei o sette anni l’andamento di tutto il comparto va a rilento. Il numero degli allevatori è diminuito del 20% dal 2009 a oggi, e abbiamo il 40% in meno di scrofe. Dati preoccupanti arrivano anche dal mercato del Prosciutto di Parma, nostro fiore all’occhiello: in Italia, che è l’area dove viene venduto per il 75%, nel solo 2013 ha fatto registrare un meno 9% nei consumi”.

 

Tutta colpa della crisi?

“Non solo, il fenomeno è causato soprattutto dal fatto che nel nostro Paese circolano ben 12 milioni di prosciutti non marchiati e, secondo stime di Nomisma, il 90% dei consumatori non sa cosa realmente va a comprare. Nel primo trimestre del 2014 la redditività dei prodotti privi di marchio ha superato quella dei Dop. Per non parlare dei macelli che chiudono e dei prosciuttai che hanno sempre meno lavoro. Questo rappresenta una delle più grandi difficoltà che dobbiamo affrontare come associazione”.

 

Pensa che il Piano nazionale a tutela del Made in Italy elaborato dal Mipaaf possa essere d’aiuto?

“Credo che il tavolo promosso dal ministero delle Politiche agricole sia da intendere come un segnale positivo per far uscire il settore suinicolo da questo declino, dal momento che non si tratta di una crisi momentanea ma strutturale. Il progetto è importante perché mira a tutelare un’eccellenza del Made in Italy”.

 

Quali sono, secondo lei, i rimedi per risollevare la suinicoltura italiana?

“Necessitiamo di una terapia d’urto, attraverso cui fare chiarezza nel comparto e comprendere le nuove esigenze di mercato. A ciò si devono unire nuove norme che regolino la tracciabilità e la trasparenza nell’allevamento e trasformazione delle carni: molti prosciuttai lavorano infatti con prodotti non italiani. La proposta di Assosuini è quella di creare una società partecipata che lavori in collaborazione con le istituzioni e le associazioni di categoria e che valuti e controlli gli animali in maniera oggettiva, dal macello al banco, come già avviene nel Nord Europa”.

 

Cambiamenti che, se adottati, inciderebbero su tutta la filiera.

“Bisogna avere il coraggio di mettere tutto in discussione. Bisogna spingere per lanciare nuovi mercati, aumentando le opportunità e la sostenibilità della suinicoltura nazionale per dimostrare ai consumatori che siamo utili alla loro salute e a quella dell’ambiente. Credo che sia inoltre importante pareggiare i numeri dell’import e dell’export. Attualmente, ad esempio, in Italia vengono vendute 6 milioni di cosce di prosciutto di Parma contro i due milioni dell’estero. Ecco, portare sullo stesso livello questi dati sarebbe un importante passo in avanti”.

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne

 

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