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03
MAR
2015

Scenari e mercato

Il settore della carne vale 32 miliardi tra sostenibilità e occupazione

Tra filiera bovina, suina e avicola circa 180mila posti di lavoro, con un impatto positivo non solo sull'economia, ma anche sull'ambiente.

Il settore della carne in Italia vale 32 miliardi di euro all'anno, ripartiti tra il comparto industriale (22 miliardi) e quello agricolo (10 miliardi). Il dato, illustrato da Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare durante la presentazione del rapporto “La sostenibilità delle carni in Italia”, è da considerare anche alla luce del peso che la carne ha sull'intero settore alimentare che con 180 miliardi all'anno contribuisce al 10-15% del prodotto interno lordo italiano.

 

Mettendo insieme la filiera bovina, quella avicola e quella suina, si ottiene un fatturato di circa 22 miliardi di euro, provenienti soprattutto dalle attività di trasformazione della carne. Se sul valore economico i livelli dei tre comparti sono abbastanza omogenei (bovino e avicolo 6 miliardi di euro ciascuno e quello suino 10 miliardi), le differenze si notano sull'ammontare dell'import - export. La filiera suina ha una forte vocazione all'esportazione, ma comunque importa il 35% delle materie prime; al contrario il comparto bovino importa quasi il 40% delle carni, mentre l'avicolo ha un equilibrio che la rende abbastanza neutra.

 

L'idea che la carne possa fare bene non solo al fabbisogno proteico dell'uomo, ma anche all'ambiente che lo circonda, è l'idea cardine della proposta stilata da Unaitalia, Assica e Assocarni, per promuovere una maggiore sostenibilità all'interno della filiera, non solo in vista di Expo 2015, ma anche come eredità per il futuro, attraverso proposte concrete per la Carta di Milano da presentare al segretario generale dell'Onu in occasione della Giornata Mondiale sull'Alimentazione.

La novità sta proprio nell'approccio diverso proposto che valuta l'impatto ambientale sulla base della quantità di carne realmente consumate secondo una dieta mediterranea equilibrata. In questo modo il rapporto tra la il volume di emissioni gas a effetto serra lungo la filiera e il prodotto consumato scende a 5,9 kg di Co2 equivalente, in linea con quello che caratterizza frutta e ortaggi.

 

Sostenibilità sia economica che ambientale si uniscono alla spinta occupazionale del settore delle carni, con circa 180mila addetti di cui 55mila per la filiera avicola, 44mila per quella suina e 80mila nel comparto bovino. La maggior parte degli allevamenti sono concentrati al Nord, che in totale raggruppa ben il 70,3% dei capi bovini, l'87,3% dei suini e il 71,5% del pollame; al Mezzogiorno i dati scendono in ogni categoria rispettivamente al 22,2%, al 6,4% e al 16%. 

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne

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