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24
FEB
2015

Allevamento

Influenza aviaria: cosa prevede il Piano di Sorveglianza nazionale

Si basa essenzialmente sulla definizione del rischio e la presenza di zone ad alta pericolosità per il virus. Tempo fino al 31 dicembre per l'attuazione.

Il Ministero della Salute ha predisposto il Piano di Sorveglianza nazionale per l'influenza aviaria relativo all’anno 2015 e ha tempo fino al prossimo 31 dicembre per portarlo a termine. La metodologia prevista dall'attuazione del Piano si basa soprattutto sulla definizione del rischio, formulato tenendo conto di fattori come: l'ubicazione delle aziende nelle zone ad alta intensità di volatili selvatici migratori (specialmente le “specie bersaglio” per il virus H5N1) e il livello di protezione delle strutture dal contatto con animali esterni, la frequenza e la tipologia degli scambi commerciali, la gestione del sistema produttivo e la storia epidemiologica presente e pregressa delle aziende.

 

L'attuazione dell'iniziativa prende in considerazione soprattutto la concentrazione e la tipologia delle aziende avicole in zone ad alta intensità, che grazie ai numeri della Banca Dati Nazionale (BDN) sono state rintracciate in una macrozona che comprende gran parte della Lombardia e del Veneto. In particolare sono le province di Verona, Vicenza, Padova, Brescia, Mantova, Cremona e Bergamo a detenere insieme oltre il 70% delle produzioni avicole nazionali.

 

Sono già state predisposte delle mappe che rilevano la distribuzione degli allevamenti per provincia, insieme ad altre che indicano la percentuale delle specie considerate a maggior rischio di esposizione alla malattia infettiva, sulla base dei dati delle precedenti epidemie in Italia. In questo modo si è arrivati all'identificazione delle provincie ad alto rischio (da monitorare con più frequenza) ed altre a rischio medio. Tra le prime, suddivise per regione, figurano: Forlì-Cesena, Bologna e Ravenna (per l'Emilia Romagna); le province di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova (per la Lombardia); quelle di Cuneo e Torino (per il Piemonte) e infine le province di Padova, Verona e Vicenza (per il Veneto). Le zone a media frequenza, invece sono risultate Roma e Viterbo (per la regione Lazio); le provincie di Perugia e Terni (per l'Umbria) e infine per le Marche si sottolineano le province di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Pesaro e Urbino.

 

Il programma prevede la sorveglianza di un campione di alcune specie e categorie di pollame: galline ovaiole (anche free-range), tacchini, oche e anatre da ingrasso, polli e tacchini riproduttori, selvaggina da penna di allevamento (anche acquatici). Va comunque sottolineato l'obbligo di attuazione dei piani di biosicurezza per tutti gli allevamenti a livello nazionale, come da Ordinanza Ministeriale del 26/08/2005.


Positivo il commento di Unaitalia, l’Unione nazionale filiere agroalimentari uova e pollame, sul nuovo piano. “Soprattutto la definizione di aree di rischio – si legge sul loro sito – risulta essenziale per una modulazione corretta ed efficace degli interventi, a conferma che l’impegno congiunto in questi anni fra Istituzioni e filiere produttive ha dato prova di serietà e ha permesso di conseguire significativi risultati”.


Fonte: Osservatorio Eurocarne

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