contatti  | English

20
MAG
2014

Scenari e mercato

“Le esportazioni chiave del successo del mercato avicolo italiano”

Aldo Muraro (Unaitalia) a Eurocarne Post: “Nel 2013 boom di fatturato per il mercato di polli, uova e tacchini nel nostro Paese. Adesso tocca ai produttori innovare e alle istituzioni far sentire il proprio sostegno”.

Le carni avicole si confermano uno dei settori chiave della zootecnica italiana, nonostante i produttori lamentino la mancanza di un sostegno deciso da parte delle istituzioni. I dati relativi al 2013 parlano chiaro: la produzione ha infatti toccato quasi il milione e mezzo di tonnellate, appena uno 0,2 per cento in meno rispetto all’anno precedente, e il fatturato ha raggiunto i 5,7 miliardi di euro. È questa la fotografia del comparto scattata da Unaitalia, l’Unione delle filiere avicole, che raggruppa al suo interno circa il 90 per cento delle aziende che si occupano di polli, uova e conigli.

La leggere flessione rispetto al 2012 è quasi del tutto attribuibile al solo settore della carne di tacchino, mentre quella di pollo è aumentata dello 0,3%. Bene anche i consumi, che hanno fatto registrare un più 20% negli ultimi dieci anni. “In Italia il 99% della carne avicola consumata è di produzione nazionale e il consumo si attesta a 19,4 kg. pro-capite, leggermente inferiore alla media europea che si aggira sui 22/23 kg”, sottolinea ad Eurocarne Post Aldo Muraro, presidente di Unaitalia.

 

I motivi del successo del comparto sono chiari. “Si tratta della conferma dell’andamento attuale del mercato - spiega Muraro -, con un lieve aumento per produzione e consumi, come si sta peraltro verificando nel resto dell’Europa. Questo per i noti discorsi di appetibilità, digeribilità, versatilità delle carni di pollame in concomitanza del rapporto costo/proteina più conveniente rispetto alle altre carni considerando anche il momento di crisi economica”.

 

L’Italia è da tempo autosufficiente nel comparto avicolo, il che fa sì che le carni nostrane siano molto richieste anche all’estero. Come afferma Muraro, “le esportazioni di carne di pollame sono, in quantità, circa il doppio delle importazioni. Se confrontiamo gli stessi dati in valore della merce, noteremo però che il rapporto si inverte, questo perché importiamo prodotti di più alto valore economico, come ad esempio i petti, mentre esportiamo prodotti con un valore minore, come ali e cosce”.

 

Tuttavia, non mancano le difficoltà. “La competitività con gli altri paesi europei ed extraeuropei produttori di carni avicole - conclude il presidente di Unaitalia - può essere intesa come una delle complessità del settore che, pur essendo tra i più avanzati, avrebbe bisogno di ancora più innovazione per essere competitivo e per abbassare i costi di produzione, fra i più alti in Europa. Il comparto non si è innovato tecnologicamente come avrebbe potuto e voluto, soprattutto per mancanza di risorse, non avendo ricevuto sostegno adeguato da parte delle istituzioni per l’innovazione degli allevamenti e degli impianti. In tale contesto la nuova PAC, attraverso i piani di sviluppo rurale, potrebbe giocare un ruolo essenziale per favorire il raggiungimento di livelli di efficienza in linea con i nuovi equilibri del mercato”.

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne 

  • articoli più recenti
  • articoli più letti
assomacellai confcommercio federcarni fiesa
trenitalia
svg