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30
MAR
2015

Scenari e mercato

Made in Italy, la qualità di carne e salumi oltre i confini europei

Continua il trend positivo dell’export nostrano, grazie anche ad una serie di provvedimenti che favoriscono la circolazione dei prodotti nei Paesi extra Ue: dagli Usa al Canada, ecco le novità più importanti.

In tutto il mondo il Made in Italy è sinonimo di qualità e genuinità, soprattutto quando si parla di agroalimentare. Non è un caso che negli ultimi anni si sia assistito ad un vero e proprio boom dell’export di questi prodotti, aumentando non solo il valore della produzione di carni e salumi, ma anche il numero dei marchi Dop e Igp, che hanno fatto diventare il nostro Paese leader a livello comunitario. Ogni anno vengono realizzate 1,27 milioni di produzioni certificate. Di queste, oltre un terzo è esportato, per un valore pari a 2,4 miliardi di euro.

 

Complici di questi nuovi trend sono di sicuro le nuove politiche legate all’esportazione, soprattutto nei paesi extra Ue. Tra i recenti provvedimenti più significativi, c’è di sicuro la riapertura del mercato statunitense ai prodotti a base di bovino provenienti dal Vecchio Continente, in particolare dall’Irlanda, dopo ben 15 anni di stop. Era infatti il 1998 quando il commercio di questo tipo di taglio, anche disossato, è stato vietato oltreoceano, a causa dei ripetuti casi di Encefalopatia spongiforme bovina (Bse), volgarmente conosciuta come morbo della Mucca pazza. Tuttavia, gli sforzi messi in atto negli ultimi anni dai paesi dell’Ue riguardo ai controlli effettuati sui capi interessati hanno fatto sì che questi abbiano raggiunto uno status di rischio pari o addirittura minore rispetto alla maggioranza degli altri produttori mondiali.


Ancora negli Usa, restano protagoniste della tavola quattro eccellenze del Made in Italy grazie alla nuova edizione del progettoLegends from Europe: per il secondo triennio consecutivo, il Prosciutto di Parma, il Prosciutto di San Daniele, il formaggio Grana Padano e il Montasio sono diffusi nel mercato a stelle e strisce, per far conoscere la qualità e la genuinità dei prodotti Dop europei. “Oltre a promuovere il prodotto e le sue eccellenti qualità, all’estero la nostra principale sfida è quella di superare un gap culturale e diffondere il concetto di Dop e tutto quello che ne consegue, cioè l’importanza dell’intera filiera italiana, la rigorosa tracciabilità e la realizzazione di prodotti completamente naturali. È importante fare sistema con le altre Dop italiane, come in questo progetto. Abbiamo un patrimonio inestimabile, cha va difeso e valorizzato adeguatamente”, era stato il commento a Eurocarne Post di Paolo Tanara, presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma.

 

Non solo Stati Uniti. Dall’altra parte dell’oceano arrivano buone notizie anche dal Canada. La Canadian Food Inspection Agency ha infatti dato il via libera alla circolazione entro i suoi confini delle carni suine fresche, eliminando il limite minimo di stagionatura dei prodotti di salumeria esportabili. Si tratta di una decisione importante, dal momento che il mercato canadese è uno dei più strategici per l’esportazione delle eccellenze del Made in Italy. Basti pensare che dal 2008 al 2013, grazie prima all’apertura dei prodotti stagionati per 90 giorni e poi a quelli trattati per almeno 30 giorni, ha fatto registrare un aumento del 60,8%, per un totale di 791 tonnellate di salumi italiani e un fatturato di 8,4 milioni di euro.

 

Si guarda con grande attenzione, invece, soprattutto per quel che riguarda il comparto avicolo, agli sviluppi del Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), l'accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea, in cui, tra gli elementi più discussi, ci sono proprio i controlli sui prodotti in modo da eliminare qualsiasi rischio per il consumatore finale. Quali prospettive potrebbe, allora, affrontare il settore? “È molto difficile eseguire un paragone lineare tra i settori avicoli europeo e Usa in materia di criteri microbiologici – aveva spiegato ad Eurocarne Post Nicolò Cinotti dell'Area Tecnica Sanitaria di Unaitalia – in quanto completamente differenti sono gli approcci alla sicurezza alimentare, i sistemi produttivi e i mezzi a disposizione delle aziende per garantire la sicurezza dei consumatori”

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne

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