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19
MAR
2015

Ingredienti e materia prima

Mucca pazza, dopo 14 anni la pajata torna sulle tavole degli italiani

Il piatto tipico della tradizione romanesca era stato bandito per decisione della Commissione europea per evitare rischi di contagio da Bse. Coldiretti: “Importante risultato per ristoratori, macellatori e allevatori”.

Gli amanti della carne possono festeggiare. Dopo ben 14 anni, la pajata torna sulle tavole degli italiani, dopo le restrizioni sanitarie adottate a livello comunitario nel luglio del 2011 per far fronte all’emergenza della Mucca pazza. Il Comitato permanente vegetali, animali, derrate alimentari e mangimi dell’Unione europea ha dato infatti il via libera la scorsa notte alla modifica del regolamento numero 999 del 2001 sulle misure di controllo e prevenzione della Bse.

 

La pajata, piatto tipico della tradizione culinaria italiana, è il termine romanesco utilizzato per indicare la prima parte dell’intestino tenue del vitello da latte, che è stato sostituito 14 anni fa nei ristoranti, trattorie e macellerie dall’intestino dell’agnello per evitare rischi di Mucca pazza. È dal 2009, tuttavia, che non si registrano più casi di questa patologia tra i capi italiani, grazie soprattutto a un rigido sistema di controlli e di misure per la sicurezza messe in atto da allevatori e istituzioni.

 

Importante è stato anche il giudizio dell’Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie), che alla fine del maggio 2013, aveva adottato una risoluzione con la quale sanciva per l’Italia un nuovo stato sanitario per l’encefalopatia spongiforme bovina, con il passaggio dal livello di rischio “controllato” a quello “trascurabile”, il più basso in assoluto. Grazie a questo risultato il nostro Paese fa parte, insieme a Giappone, Olanda, Slovenia e Usa, della ristretta cerchia di partecipanti all’Oie che hanno raggiunto questo importante risultato.

 

Il nuovo regolamento di esecuzione passa ora al vaglio giuridico della Commissione europea, e bisognerà aspettare meno di 30 giorni per la sua traduzione nelle lingue dell’Unione e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Viene, nello specifico, con questo provvedimento modificato l’elenco degli organi a rischio Bse e consente di recuperare la colonna vertebrale degli animali ma soprattutto l’intero pacchetto intestinale. Si ricordi che il morbo della Mucca pazza fu diagnosticato per la prima volta tra i bovini del Regno Unito nel 1986, dove da allora si contano quasi ventila casi, di contro ai 144 dell’Italia, dove è scomparso dal 2009.

 

La decisione è stata salutata con soddisfazione da Coldiretti. “Un risultato importante per consumatori, ristoratori, cuochi, macellatori e allevatori che oltre ad avere rilevanza sul piano gastronomico ha anche effetti su quello economico con la valorizzazione dell'allevamento italiano in un difficile momento di crisi, ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, sottolineando “il determinante impegno del Ministero della Salute”.

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne

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