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OTT
2014

Allevamento

Ovicaprini, un 2014 in salita per la filiera della carne

Secondo dati Ismea alla fine dell’anno ci sarà caduta verticale della produzione e calo dei consumi. Stefano Sanna (Assonapa): “Il vero problema è costituito dalle importazioni: il 75% degli animali macellati in Italia arriva dall’estero e costa di meno”.

Calo dei consumi, difficoltà strutturale nella fase di allevamento ed epidemia della cosiddetta Blue Tongue, o Lingua Blu. Sono questi, secondo l’ultimo rapporto di Ismea sulla filiera ovicaprina italiana, i tre elementi che hanno determinato la crisi di questo particolare settore zootecnico. Secondo le stime dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, il 2014 dovrebbe chiudersi con una contrazione significativa della presenza di questo tipo di carne sul mercato nazionale, ben il 7% in meno rispetto al 2013.

 

Verticale sarà anche la caduta della produzione, che farà segnare un -30%, in parte compensata da un maggiore ricorso alle importazioni di agnelli da macello. La produzione interna sarà infatti in grado di soddisfare soltanto il 26% della domanda. Basti pensare che su ogni 10 chili di carne ovicaprina consumata nel nostro Paese solo 2,6 chilogrammi sono stati di origine nazionale in questi primi mesi dell’anno.

 

Secondo l’Ismea, il settore sta attraversando ormai da anni una crisi che è diventata strutturale a causa della progressiva diminuzione della redditività degli allevamenti e al progressivo invecchiamento dei pastori, non seguito da un ricambio generazionale. A ciò si aggiunga anche il fenomeno, che sta interessando più di una varietà di animali, del morbo della Lingua Blu. Si tratta di una patologia così chiamata per il colore assunto dalla bocca dei capi di bestiame. Nella sola Sardegna, che rappresenta circa il 40% del patrimonio ovino del Paese, ha causato la morte di numerose pecore e capre.

 

“Non darei la colpa di questa situazione al fenomeno della Lingua Blu – commenta ad Eurocarne Post Stefano Sanna, presidente di Assonapa, l’Associazione nazionale della pastorizia -. Il vero problema è rappresentato dalle importazioni di questo tipo di carne. Oltre il 75% degli ovicaprini macellati in Italia arriva dall’estero ed è caratterizzata da prezzi notevolmente più bassi rispetto a quelli autoctoni. Per risollevare il settore servirebbe una legge che obblighi i macellatori e la grande distribuzione a indicare in etichetta la provenienza degli animali, privilegiando quelli italiani, che, seppur costano di più, sono di maggiore qualità. In più, bisognerebbe aiutare a migliorare la tenuta degli allevamenti, che si trovano per la maggior parte in zone disagiate e per questo poco competitive sul mercato”.

 

Mentre le prospettive sul settore della carne non sono positive, fanno ben sperare quelle relative alle produzioni lattiero-casearie. Una conferma viene dal forte aumento dei prezzi alla produzione del Pecorino romano (+32% ad agosto su base annua) e dal buon andamento dell'export (+19% nel primo semestre 2014) in particolare verso gli Stati Uniti, principale mercato di sbocco.

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne

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