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08
GIU
2015

Consumi e tendenze

Prezzo e Made in Italy: il consumatore 2.0 e le esigenze di rinnovamento del settore carne

Ad Eurocarne i rappresentanti del mondo della produzione e della distribuzione a confronto sul tema dei consumi di carne. “Bisogna fare più informazione nei confronti dei cittadini e favorire la costituzione di una filiera 100% italiana”.

Nel 2014 il consumo di carne è diminuito ulteriormente rispetto all’anno precedente. È dall’inizio della crisi economica che va aumentando questo trend negativo, complice non solo l’arresto del potere d’acquisto delle famiglie italiane, ma anche campagne di comunicazione che hanno gettato dubbi sulla salubrità del prodotto. È quanto emerge dall’indagine presentata da Eurocarne e SGMARKETING nel corso della 25^ edizione a Verona, a cui hanno partecipato anche rappresentanti di importanti associazioni di categoria e gruppi di distribuzione.

 

Secondo la società bolognese di consulenza per la valorizzazione dei freschissimi e del beverage, per far sì che il settore ritorni a crescere bisogna mettere al centro le esigenze del consumatore, sempre più attento alla qualità e al prezzo di ciò che mangia. Ma cosa ne pensano produttori e distributori di questo nuovo approccio all’acquisto?

 

“L’indagine di SGMARKETING rispecchia la situazione generale – commenta Duilio Ciardi di Aspiag -. Tuttavia ci sono importanti segni di ripresa dei consumi sia di carne bovina che suina. La spinta a questo risultato è da attribuire al prezzo in continuativo e alle attività promozionali”.

 

Ma il prezzo non può essere l’unico driver da considerare. Ne è convinto Maurizio Micheli, caposervizio Acquisto carni di Magazzini Gabrielli Spa, che ha sottolineato come “anche il Made in Italy sia un elemento ormai imprescindibile nell’analisi dei consumi. Per i nostri clienti sapere che la carne acquistata arriva direttamente dai nostri territori significa essere più certi e vicini al prodotto stesso. Per cui bisogna informare e fidelizzare il consumatore sulla qualità delle proprie offerte”.

 

L’italianità è un elemento di successo anche per Marco Sola (Unipeg - Assofood): “Per fermare la caduta dei consumi non si può pensare che l’unica chiave sia quella del prezzo, anche perché questa strada non è sostenibile per gli allevatori. Bisogna far capire ai cittadini che ciò che pagano è l’insieme dei valori che rendono il prodotto di un certo livello”.

 

Auspicabile è, però, anche una riforma dell’intero comparto. “C’è bisogno di comunicare e di permettere alle industrie interessate di potersi innovare – ha commentato Francesco Iubatti di Soalca -. L’elemento prezzo è tipico del consumatore confuso, che va al banco a comprare carne come se stesse acquistando un biglietto della lotteria. Dobbiamo essere in grado di dare informazioni corrette e puntuali agli acquirenti, che vogliono un mercato ristrutturato e che sono molto più esigenti di un tempo, complice la rete e le nuove forme mediatiche che non sempre diffondono notizie certe”.

 

Un esempio concreto di impegno a favore del consumatore arriva da Coop Italia, che ha lanciato, prima in Italia, una filiera Ogm Free. A Eurocarne è stata raccontata da Marco Guerrieri, responsabile nazionale settore carne/ittico: “Questa iniziativa è un elemento di relazione importante con il consumatore, la cui figura è radicalmente cambiata rispetto al passato, così come è cambiato il modo stesso di mangiare la carne. Per cui oggi si preferiscono gli elaborati e i piatti pronti, non solo perché non si ha tempo per le lunghe cotture, ma proprio perché piacciono di più. Non sono pessimista: il settore per riprendere a crescere ha bisogno di integrazione tra mondo della produzione e quella della distribuzione, come quello che vogliamo promuovere noi”.

 

La stessa esigenza è stata espressa da Serafino Cremonini di Inalca Spa, il più grande gruppo di macellazione d’Italia. “Siamo ovviamente preoccupati per il calo dei consumi, che ha di conseguenza portato ad una riduzione del numero dei produttori. Dovremmo trovare un’alternativa perché prezzi così bassi rischiano di essere poco sostenibili per la filiera sul lungo periodo. Il Made in Italy serve di sicuro a fidelizzare e incrementare gli acquisti, per cui è necessario tutelare gli allevatori prima di tutto e trovare il modo di costruire una sistema in grado di produrre carne 100% italiana”.


Fonte: Osservatorio Eurocarne

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