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15
APR
2015

Le aziende raccontano

Quality Meat Scotland: “L’Italia è il secondo mercato della carne scozzese Igp”

Rita Piva: “Dopo la crisi, anche l’operatore italiano ha capito che la qualità e succosità dei tagli vince sul prezzo più elevato. Il nostro obiettivo? Rendere disponibile questo prodotto nella Grande Distribuzione”.

Tagli teneri, succosi e pregiati, la cui qualità è riconosciuta da tutti i grandi chef macellai italiani. Continua il successo nel nostro paese delle carni scozzesi Igp. Dalla tradizionale costata fatta con il roast beef e l’arrosto, fino al nuovissimo Tomahawk, un taglio molto rinomato ottenuto dal Cuberoll di bovino, i prodotti che arrivano da questa area della Gran Bretagna sono molto apprezzati: basti pensare che l’Italia è il secondo mercato, dopo la Francia, per quanto riguarda l’import di questo tipo di carni.

 

Delle caratteristiche e delle prospettive di questa filiera Eurocarne Post ne ha parlato con Rita Piva di Quality Meat Scotland, l’ente che si occupa della promozione della Carne scozzese Igp in Italia.

 

Dott.ssa Piva, come ha risposto questo comparto alla crisi economica che ha investito tutto il mercato della carne negli ultimi anni?

La carne scozzese ha subito una leggera flessione all’inizio della crisi ma ora, grazie anche a nuovi tagli e a nuove iniziative, il mercato si è ripreso molto bene, nonostante l’aumento dei prezzi dovuto all’ effetto-cambio euro sterlina, fortemente peggiorato sulla scia del dollaro americano”.

 

Quali sono i punti di forza della carne scozzese?

La qualità, il gusto e la serietà professionale di tutta la filiera di produzione garantiscono una carne di primissima scelta, sempre uguale e garantita durante tutto l’anno. Il consumatore e gli operatori riconoscono questa differenza sostanziale rispetto alle altre origini che è premiante”.

 

In questo contesto, che importanza ha il nostro Paese per la filiera scozzese?

“L’Italia è il secondo mercato di esportazione della Scozia e quindi è estremamente importante, soprattutto per quel che riguarda i bovini, un po’ meno per la carne d’agnello, con consumi concentrati prevalentemente nei mesi invernali e per i ristoranti di alta qualità”.

 

Quali sono le maggiori difficoltà del mercato italiano che avete riscontrato?

“L’operatore italiano è particolarmente sensibile al prezzo, molto di più rispetto ad altri mercati. Cerca sempre di spendere il meno possibile, ma spesso la qualità non è soddisfacente. In particolare, all’inizio della crisi, molti di questi hanno provato ad acquistare tagli con un prezzo minore ma hanno trovato un valore non ottimale. Molti sono però ritornati ad acquistare la carne scozzese che, in quanto a gusto e succosità, non tradisce mai. Il maggior prezzo d’acquisto dipende dai costi più elevati dovuti in primis alla tipologia di allevamento. Gli animali sono cresciuti al pascolo con pochi capi per ettaro e mangiano principalmente l’erba, con il minimo utilizzo di medicinali possibile, mentre i vitellini si nutrono esclusivamente del latte materno fino allo svezzamento e questo è un elemento importantissimo. Inoltre c’è una grande attenzione al loro benessere per tutto il ciclo della filiera”.

 

Quali sono le vostre prospettive future in Italia?

“Vogliamo incrementare la nostra presenza nella Grande Distribuzione. È già nata la collaborazione di Quality Meat Scotland con i supermercati Bennet, che hanno dedicato uno spazio a questa carne offrendo anche un corollario di informazioni. Si tratta di un progetto definitivo e a lungo termine, non solo una promozione, e in molti punti vendita ad alto potenziale una parte dello scaffale è stato riservato alla Scozia e personalizzato con materiale promozionale. Sono tutti tagli pregiati che hanno certamente un costo più elevato rispetto alla carne tradizionale, ma che stanno avendo un grande riscontro perché il consumatore ha deciso che la qualità vince su tutto”.


Fonte: Osservatorio Eurocarne

 

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