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21
AGO
2017

Consumi e tendenze

SONO I MILLENNIALS I FAN DEI SALUMI

Qual è il salume prediletto dagli italiani? È il prosciutto cotto, con una quota pari al 26,3% del totale dei salumi.

L’Italia propone al mondo i suoi pregiati salumi ma risultiamo solamente sedicesimi in Europa per il loro consumo. Con 19,9 kg l’anno a testa (tra salumi e carne suina) siamo superati perfino da ciprioti, danesi e olandesi.
Lo scorso anno la produzione di salumi è stata praticamente stabile: 1.174 milioni di tonnellate (-0,2%), con un fatturato fermo a 7.875 milioni di euro. Secondo il Censis, a cui Assica (associa i 170 industriali delle carni e dei salumi) ha affidato una ricerca, sono 51,6 milioni gli italiani che mangiano salumi, il 59,7% regolarmente (una o più volte alla settimana) e il 36,3% di tanto in tanto (qualche volta al mese), mentre solo il 4% dichiara di non mangiarli mai. In compenso i maggiori consumatori sono i giovani, sfatando l’immagine che si tratti di un tipo di cibo preferito dagli adulti: «Tra i millennials (18-34 anni)», dice Massimiliano Valerii, direttore del Censis, «si registra il picco dei consumatori abituali: il 67,6%. Attenti alle culture della sostenibilità, della sicurezza alimentare e del salutismo, trovano nei salumi un prodotto che soddisfa queste aspettative».


UN CONSUMO DEMOCRATICO

 

Valerii sostiene un po’ a sorpresa che quello dei salumi è un consumo democratico: «Il livello di consumo delle fasce di alto e basso reddito è pressoché la stessa, quindi ci troviamo di fronte a una situazione interclassista da democrazia alimentare, in netta antitesi con il ritorno di una differenziazione per ceti a tavola. È l’esito virtuoso dell’articolazione dei prodotti del settore per tipologie e fasce di prezzo».
 

Qual è il salume prediletto dagli italiani?

 

È il prosciutto cotto, con una quota pari al 26,3% del totale dei salumi, seguito dal prosciutto crudo al 22%. Al terzo posto mortadella/würstel, scesi al 19%, segue il salame in flessione al 7,8% e così via.

Dice Nicola Levoni, presidente di Assica: «I modesti risultati dell’economia nazionale e i timori dei consumatori sull’evoluzione della propria capacità di spesa hanno frenato gli acquisti nonostante i prezzi bassi e le frequenti promozioni al consumo».

Il marketing dei salumi è realizzato in parte dai consorzi dei prodotti tipici e in parte dalle singole aziende: sono una decina quelle che stabilmente si presentano con campagne pubblicitarie. Assai sviluppato è l’investimento promozionale sui punti vendita. In particolare due campagne hanno ottenuto buoni risultati. La prima a favore degli affettati in vaschetta, la cui vendita è aumentata in un anno dell’8%, la seconda sulla salubrità dei salumi Dop e Igp (meno grassi, sale e additivi) che ha convertito i consumatori a preferire il prodotto tipico marchiato. L’export va bene (1,4 miliardi, +4,8%) ma Levoni annota: «Stanno crescendo le preoccupazioni per le diffuse tensioni geopolitiche, dalla Brexit, all’elezione del presidente Donald Trump alla conferma dell’embargo contro la Russia, tutti eventi che possono influire sulle nostre esportazioni».

I maggiori allevatori al mondo di maiali sono i cinesi: ne producono 55 milioni di tonnellate l’anno, seguono i 28 paesi europei con 23 milioni e gli Stati Uniti con 10,5 milioni. In Cina nonostante tanta produzione la richiesta interna non viene soddisfatta. Anche per questo i cinesi stanno aprendo le frontiere, a poco a poco, ai prodotti italiani. Si intravede un nuovo El Dorado per il made in Italy di salami e mortadelle.

 

Fonte: ItaliaOggi - di Carlo Valentini
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