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17
GIU
2015

Scenari e mercato

SPECIALE MERCATI ESTERI: RIFLETTORI ACCESI SULLA WEST-BALKAN AREA

Con Eurocarne il focus sull’internazionalizzazione e le opportunità per il Made in Italy nella Regione Alpe-Adria.

Paese che vai, consumi di carne che trovi. Ma anche, opportunità per la filiera Made in Italy: dalle carni ai mangimi alle tecnologie per la macellazione e il confezionamento. 

 

WEST-BALKAN AREA (REGIONE ALPE-ADRIA)

Otto Paesi con connotazioni macroeconomiche differenti (Slovenia, Croazia, Bosnia & Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Kosovo, Albania), 23 milioni di abitanti. È l’area dei Balcani Occidentali o Alpe-Adria.

 

«Lo sviluppo del settore agricolo rappresenta un nodo centrale per la crescita economica», ammette Matjaž Žigon di MŽ Consulting & Fairs.

Rispetto ai consumi di carne pro capite, la Fao (dato 2011) ha indicato la Slovenia al primo posto, con 82 chilogrammi all’anno, seguita da Montenegro (77,3 kg), Croazia (62 kg), Serbia (49,3 kg), Bosnia & Erzegovina (33,9 kg), Albania (43,4 kg) e Macedonia (35,7 kg).

Esclusa la Slovenia, che ha segnato una flessione dell’11 per cento, nel periodo 2000-2011 i consumi di carne sono cresciuti per tutti i Paesi: Croazia +73%, Serbia +20%, Bosnia & Erzegovina +97%, Montenegro +29%, Albania +60%, Macedonia +14,5%.

Osservando invece il periodo 2006-2011 e i consumi per derivazione animale, nell’Alpe-Adria è il consumo di pollame quello che ha visto l’incremento maggiore: +32%, seguito da carne ovina (+10%), carne suina (+7%), mentre la carne bovina è diminuita del 5 per cento.

 

Serbia e Bosnia & Erzegovina sono i due principali produttori di carne, secondo i dati Faostat del 2013. In particolare la Serbia nel 2012 ha prodotto 450.452 tonnellate di carni, pari al 46 per cento dell’intera produzione dell’Alpe-Adria. A guidare la classifica per tipologia di carne prodotta è la carne suina (45 per cento circa del totale), seguita dal pollame (27 per cento), carne bovina (22 per cento) e ovina (5 per cento).

 

Interessante il rapporto commerciale fra Italia e West Balkan Area. L’Italia importa animali vivi per circa 17 milioni di euro (essenzialmente bovini vivi, seguiti dagli equidi), mentre l’export si ferma al di sotto dei 3 milioni di euro (dati Istat 2013). L’export italiano di carni e frattaglie (2013, Istat) si aggira sui 5,5 milioni di euro, mentre l’import supera i 2,6 milioni di euro.

 

Nella categoria di macchinari e apparecchi per la lavorazione industriale delle carni l’Italia nel 2013 ha sfiorato i 2,4 milioni di euro a valore, in special modo verso Croazia (750mila euro), Slovenia (440mila euro), Bosnia & Erzegovina (320mila euro) e Serbia (300mila). Complessivamente sui 160mila euro le esportazioni di coltelleria e lame trancianti per l’industria alimentare (2013).

 

«La posizione geografica strategica, i costi competitivi, i sistemi tributari e una relativa stabilità politica – analizza Žigon – rendono la Regione Alpe-Adria particolarmente appetibile agli investimenti stranieri. Il consumo di carne, tradizionalmente relazionato allo sviluppo economico-sociale, ha buone prospettive di crescita. Anche il percorso di adeguamento agli standard europei dei Paesi candidati all’ingresso nell’Ue investirà le normative sui sistemi produttivi, igienici e ambientali, le prospettive di sviluppo del settore zootecnico, le richieste di innovazione e tecnologie, aspetti per i quali l’Italia è riconosciuta leader del settore nell’area».

 

Fonte: Eurocarne News

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