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11
FEB
2015

Allevamento

Suini, 2014 in rosso con il calo dell’indice dei prezzi

Secondo i dati pubblicati da Ismea, all’origine delle difficoltà del comparto ci sono l’embargo russo e la debolezza della domanda interna. Cristini (Anas): “Puntare sulla produzione di alta qualità per la ripresa”.

Nel corso del 2014 il livello dei prezzi dei suini si è abbassato notevolmente, con le quotazioni all’origine del bestiame in calo, in Italia, del 7,5%. È l’Ismea ad accendere il campanello d’allarme in materia nel report relativo all’ultimo trimestre dello scorso anno e riepilogativo di tutti e dodici i mesi appena trascorsi. Le maggiori cause di questa situazione sono da rintracciare, secondo l’Istituto di servizi per il mercato agricolo agroalimentare, nel divieto russo all’importazione e nell’estrema debolezza della domanda interna.


Proprio sul mercato interno, i dati di Ismea indicano una consistente riduzione degli acquisti di carni suine da parte delle famiglie italiane, anche se continuano a tenere i salumi, mentre relativamente agli scambi con l’estero è stato evidenziato un peggioramento di 1,7 milioni di euro del deficit della bilancia commerciale del settore. Insomma, una situazione difficile, peggiorata non solo dall’embargo russo ma anche dalla perdurante crisi economica.

 

“Queste circostanze hanno di certo contribuito a determinare un andamento non positivo dei suini sul mercato nazionale – commenta a Eurocarne Post Andrea Cristini, presidente dell’Anas, l’Associazione nazionale allevatori suini -. Nel 2014 la quotazione media annua del suino pesante è stata inferiore dell’1,9% rispetto al 2013. Il trend dei prezzi è stato particolarmente sfavorevole dalla settimana 32 dello scorso anno: negli ultimi quattro mesi registra infatti si sono verificate diminuzioni medie del 15% circa rispetto agli anni precedenti”.

 

Secondo l’Anas, dal 2000 ad oggi l’indice dei prezzi dei suini è rimasto sostanzialmente stabile, mentre quello dei costi è progressivamente cresciuto. “Si può affermare che fino alla crisi delle materie prime del 2008 – continua Cristini – la nostra suinicoltura operava con margini operativi; da quell’evento la volatilità dei prezzi delle materie prime e dell’energia ha costretto gli allevatori a produrre sottocosto. Lo scorso anno l’indice di costo è leggermente calato ma si è comunque mantenuto al di sopra dell’indice di prezzo”.


Le conseguenze per il comparto sono inevitabili. Calo della consistenza del parco scrofe italiano (- 5% nel dicembre 2013 e - 1,7% nel giugno 2014) – sottolinea Cristini – e forte diminuzione della produzione suinicola nazionale. Anas stima che nel 2014 la produzione suinicola nazionale sia stata in calo del 3,4% rispetto al 2013, anno in cui si era già registrata una forte contrazione produttiva dovuta alla crisi ed accentuata dall’entrata in vigore della norma sull’allevamento in gruppo delle scrofe gravide. Gli effetti della diminuzione produttiva sono stati evidenti anche nel circuito tutelato delle produzioni della salumeria DOP: il 2014 si è chiuso con un numero di suini certificati in calo dell’1,4% rispetto al 2013, quando il numero degli allevamenti nel circuito si era già ridotto del 2% e il numero delle scrofe era calato del 4,7% rispetto all’anno 2012”.

 

Cosa fare allora per invertire questa tendenza? Il settore suinicolo nazionale ha sempre puntato sul fattore distintivo di una produzione di alta qualità ed ha investito nella valorizzazione del suino pesante italiano – conclude il presidente -. È indispensabile ricorrere a forme di tutela del comparto finalizzate a preservarne l’originalità e l’elevata qualità della produzione, sia intervenendo con strumenti che assicurino agli allevatori italiani un’equa remunerazione del loro lavoro, sia contrastando la banalizzazione dei marchi Dop a vantaggio dei prodotti realizzati con materia prima di importazione. L’assenza di tutele per la produzione suinicola nazionale e l’ormai insostenibile situazione economica non possono che avere pesanti ricadute economiche ed occupazionali per tutta la filiera”.

 

Fonte: Osservatorio Eurocarne 

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