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26
MAG
2015

Allevamento

Suini, luci e ombre di uno dei comparti produttivi più importanti d’Italia

Crisi dei consumi e riduzione della domanda interna: ecco i rimedi da adottare per risollevare il settore secondo le principali associazioni di categoria.

Il mercato dei suini è, insieme a quello dei bovini, uno dei più colpiti dalla crisi economica e dei consumi che sta caratterizzando negli ultimi anni l’intero comparto alimentare. Secondo l’Ismea, che nel 2014 ha registrato un calo notevole del livello dei prezzi di questi animali, le maggiori cause per questa situazione sono da attribuire al divieto russo all’importazione e all’estrema debolezza della domanda interna.

 

“Queste circostanze hanno di certo contribuito a determinare un andamento non positivo dei suini sul mercato nazionale”, aveva commentato a Eurocarne Post Andrea Cristini, presidente dell’Anas, l’Associazione nazionale allevatori suini. Secondo Cristini, per invertire questa tendenza, “è indispensabile ricorrere a forme di tutela del comparto finalizzate a preservarne l’originalità e l’elevata qualità della produzione, sia intervenendo con strumenti che assicurino agli allevatori italiani un’equa remunerazione del loro lavoro, sia contrastando la banalizzazione dei marchi Dop a vantaggio dei prodotti realizzati con materia prima di importazione”.

 

Tutta colpa della crisi economica? Secondo  Elio Martinelli, vicepresidente di Assosuini, l’associazione dei suinicoltori italiani che dal 2003 tutela e valorizza il comparto, tra le cause del calo dei consumi sono da rintracciare anche il fenomeno dei salumi non marchiati, e quindi dalla tracciabilità incerta, e la difficoltà che affrontano i macelli, costretti per la maggior parte a chiudere i battenti. “Necessitiamo di una terapia d’urto – aveva sottolineato a Eurocarne Post – attraverso cui fare chiarezza nel comparto e comprendere le nuove esigenze di mercato. A ciò si devono unire nuove norme che regolino la tracciabilità e la trasparenza nell’allevamento e trasformazione delle carni. La proposta di Assosuini è quella di creare una società partecipata che lavori in collaborazione con le istituzioni e le associazioni di categoria e che valuti e controlli gli animali in maniera oggettiva, dal macello al banco, come già avviene nel Nord Europa”.

 

Sulla qualità del Made in Italy spinge anche Lorenzo Fontanesi, presidente di Unapros. Il valore dell’export in questo settore si comprende bene se si considera che con 13,3 milioni di maiali macellati nel 2013 il comparto italiano rappresenta l’1% della popolazione suina mondiale. “Credo che per invertire la rotta di una suinicoltura sempre più depotenziata dalla chiusura degli allevamenti e dalla migrazione verso la soccida ha dichiarato Fontanesi – sia necessario innanzitutto rivedere la governance dei consorzi di tutela. E poi, ritengo che, pur senza abbandonare il sistema delle Dop, sia opportuno specializzare ulteriormente le produzioni”.

 

Anche il Ministero delle Politiche è sceso in campo per la rivalorizzazione del comparto, proponendo un progetto ambizioso che, secondo gli esperti, da un lato ha da un lato l’obiettivo di dare una identità nazionale a questo tipo di carne per incrementarne il consumo, e dall’altro di rendere giustizia a quei tagli non destinati alla realizzazione di prosciutti a denominazione di origine. La proposta prevede anche che il Ministero coordini l’elaborazione di un disciplinare, con la collaborazione della filiera e delle Regioni, per la creazione di un Sistema di qualità alimentare nazionale (Sqn) attraverso cui sarà possibile per gli enti locali utilizzare al meglio i fondi europei per sostenere le aziende del settore.

 

Fonte: Osservatorio Fieragricola

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