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18
MAG
2015

Allevamento

Vacca nutrice: valorizzare i capi per la difesa del territorio e la qualità della produzione

Le cinque associazioni di categoria degli allevatori dei bovini da carne hanno fatto il punto del comparto ad Eurocarne 2015. Nocentini (Aia): “Utilizziamo al meglio la materia prima per una filiera cento per cento Made in Italy”.

Rilanciare il comparto della vacca nutrice in Italia e realizzare una filiera cento per cento nazionale per garantire tracciabilità ai consumatori. È questo l’obiettivo che intendono perseguire le maggiori associazioni di categoria in questo settore, Aia, Anacli, Anabic, Anaborapi e Anapri, per la prima volta riunitesi per la difesa del territorio e la qualità delle produzioni. “Si tratta di un avvenimento storico questo – ha sottolineato Roberto Nocentini, vice presidente dell’Associazione italiana allevatori, che ha presieduto l’incontro tenutosi nel corso di Eurocarne 2015 a Verona -. È una esigenza fondamentale per il nostro Paese, dal momento che ogni anno importiamo ancora oltre 1 milione di vitelli dall’estero. L’Italia deve poter utilizzare al meglio la propria materia prima per realizzare un prodotto interamente Made in Italy”.


Ma quale è la situazione del settore in Italia? Quello della produzione della vacca nutrice è uno dei comparti più attuali e di presidio del territorio dell’agroalimentare nazionale, a metà strada tra tradizione e innovazione, per cui gli allevatori devono essere incentivati a continuare questo lavoro. “L’adesione ai moduli del passato – sottolinea Emanuele Villa di Anacli – non avviene per inerzia culturale da parte dell’imprenditore ma per una scelta consapevole relativa all’abbattimento dei costi di produzione. La nostra proposta è quella di contribuire alla valorizzazione zootecnica del territorio. D’altronde in Italia abbiamo mezzo milione di vacche in allevamenti a orientamento carne che vanno aiutate a crescere. Di queste le razze più consistenti, secondo dati Dbn del 2013, sono proprio, oltre alla Piemontese, la Limousine e la Charolaise”.


L’importanza che sta giocando il comparto dei bovini da carne per la crescita del Paese è stata evidenziata anche da Andrea Quaglino, direttore di Anaborapi: “Solo in questo modo potremo dare agli allevatori, nella maggior parte dei casi organizzati in aziende di piccole dimensioni, le prospettive economiche che possano consentirgli di avere ricavi significativi dalla loro attività, facendo anche risaltare le peculiarità dei nostri capi. Per quel che riguarda la Piemontese, circa il 92% delle nostre vacche è iscritta al Libro genealogico, grazie ad una serie di incentivi dati in questi anni. Bisogna però migliorare dal punto di vista genetico, per cui continuiamo il progetto che da 15 anni portiamo avanti insieme all’Università di Padova in materia”.


Da non sottovalutare neppure le potenzialità delle razze che si trovano prevalentemente nelle regioni centro meridionali. Stiamo parlando dei bovini da carne Chianina, Marchigiana, Romagnola, Maremmana e Podolica, che contano ben 120mila capi in selezione distribuiti per la maggior parte tra aziende medio-piccole. “In tutto contiamo cinquemila allevamenti tra l’Emilia-Romagna e la Calabria – ha dichiarato Roberta Guarcini (Anabic) -. Le caratteristiche di questi capi sono la loro facilità al parto e l’adattamento al pascolo, rispettosi dell’ambiente e della normativa vigente”.

 

L’Anapri, invece, si fa portavoce della Pezzata Rossa, caratterizzata da una linea a duplice attitudine, la terza razza bovina d’Italia con il maggior incremento nel numero di iscritti al Libro genealogico negli ultimi 10 anni, come ha sottolineato il direttore Daniele Vicario. “I nostri vitelli producono molto latte ma possono rendere anche per l’ingrasso – conclude -. L’attività di selezione non è facile, ma i ricercatori hanno dimostrato come in certe razze le due funzioni non siano antagoniste, se supportate da un corretto programma in tal senso”.


Fonte: Osservatorio Eurocarne

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