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11
GEN
2018

Eurocarne

WORLD BUTCHER'S CHALLENGE: L'ITALIA A BELFAST PER IL TRONO DELLA MACELLERIA. L'1 FEBBRAIO A EUROCARNE VERONAFIERE

Il prossimo 21 marzo a Belfast il nostro Paese sfiderà per la prima volta altre 12 nazioni per aggiudicarsi il titolo mondiale di macelleria. In attesa di incontrare i macellai ad Eurocarne Veronafiere abbiamo parlato con il coach Francesco Camassa.

Sei macellai, una squadra tutta italiana, un titolo mondiale in palio. Il dream team della Nazionale italiana macellai sta lavorando sodo per prepararsi a rappresentare l’arte della macelleria nostrana di fronte al resto del Mondo.

L’appuntamento è ai World Butchers’ Challenge del 21 marzo 2018 a Belfast, in Irlanda del Nord: i sei macellai della rappresentativa italiana sfideranno le controparti di 12 Nazioni Mondiali per il titolo di miglior squadra di macellai 2018.

 

Le regole dei mondiali dei macellai sono semplici: ogni team ha a disposizione una mezzana di bovino, una mezzana di maiale, un agnello da 20 kg e 5 polli da 2 kg.

 

Allo scoccare della partenza ogni componente del team avrà a disposizione poco più di tre ore per lavorare i pezzi. Gli artisti della macellazione gareggeranno fianco a fianco sfidandosi nell’arte del disosso, dello sfasciamento dei vari fasci muscolari, della tritatura e della presentazione visiva del banco. Il risultato del loro lavoro dovrà essere una composizione (un mix di lavoro di taglio, presentazione e perfezione tecnica) che rappresenterà artisticamente una tematica scelta da ogni team.

 

Andremo a combattere la nostra sfida come un corpo unico: sei elementi, una sola anima, un solo corpo”. Le parole del commissario tecnico, anzi il coach della squadra, Francesco Camassa, esprimono la sicurezza di un portabandiera che in fatto di lavorazione della carne la sa lunga.

È cresciuto nella Macelleria che porta il suo cognome, l’attività di famiglia fondata nei primi anni del ‘900 dal suo bisnonno a Grottaglie, in provincia di Taranto. Oggi è alla sua prima esperienza da allenatore e partecipante della sfida mondiale.

 

Ecco come si è preparato per rappresentare al meglio il nostro Paese nell’arte della macelleria italiana.

 

Coach, come nasce la sua passione per la carne e la macelleria?

 

Sono figlio d’arte da ben quattro generazioni. Diciamo che fin da piccolo sono stato immerso nel mondo della carne e nell’arte della macelleria. Ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia, seguito passo passo da mio padre, che avevo appena 13 anni. Oggi, che di anni ne ho 51, continuo a fare il macellaio con i valori che mi ha tramandato la mia famiglia: in modo orgoglioso e fiero.

 

Fare il macellaio è un mestiere dalle radici antichissime. Quali sono i punti di forza di questo lavoro?

 

Un giorno non è mai uguale all’altro. Tutto quello che si svolge nella macelleria è sempre animato da nuova energia, dal contatto con le persone, dallo studio della massima qualità nella carne e nella costante ricerca della perfezione della lavorazione. Questa spinta a migliorarsi, in un mestiere che di fatto è fondamentale per la corretta alimentazione, è dettato anche dalla passione sfrenata che metto quotidianamente nel mio lavoro. Senza quella, non si va lontano. In nessun mestiere.

 

Che significa essere il coach della nazionale?

 

Un’enorme responsabilità nei confronti della mia squadra, che mi ha votato all’unanimità come suo coach. Mi è stato conferito un ruolo significativo: dimostrare di fronte al resto del Mondo quanto di eccezionale e unico ci sia nell’arte della macelleria italiana. In materia pratica, l’impegno si traduce in un lavoro che non vuol dire solo essere presente agli allenamenti della nazionale, ma in una ricerca totale del sincronismo tra ogni singolo componente. Significa saper leggere tra le righe, collocare la persona giusta nel posto esatto e non perdere mai di vista i minuscoli dettagli positivi che potrebbero andare a vantaggio dell’intera squadra.

 

È la prima volta per una squadra italiana ai World Burchers’ Challenge.

 

Prima d’ora nessuno si era preso la briga di mettersi in gioco contro altri colossi del Mondo intero. Stiamo lavorando sodo e facendo enormi sacrifici, soprattutto perché ci siamo assunti questa enorme responsabilità di fronte al Paese e all’industria che rappresentiamo.

 

Qual è il punto di forza della nazionale italiana macellai?

 

Abbiamo dalla nostra parte l’arte e la tradizione della macelleria italiana, soprattutto per quanto riguarda la preparazione delle carni fresche. Le nostre tecniche sono state copiate in tutto il Mondo, quindi la sappiamo lunga a riguardo e non abbiamo nulla da invidiare a nessuno.

 

Che carne mangia Francesco Camassa?

 

Come dico spesso, del bue si mangia tutto dalla testa alla coda. Non bisogna tralasciare nulla di questo animale magnifico.

 

Fonte: Eurocarne News

 

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